Sul filone racconti brevi iniziato qualche tempo fa, pubblico un racconto scritto da me ed ispirato da un aneddoto dell’amico Nicola F. E anche se 9 volte su 10 sei un bel po’ acidello, ti dico grazie per l’idea, materia prima molto scarsa ad oggi!
Disseminata di piccoli pezzetti di mosaico celeste per riprodurre tutte le variazioni di colore del mare. Ogni giorno ci andavo per vedere se magari c’era qualche nuovo pesce. Perché con mio padre li avevo messi io dentro alla fontana tutti quei pesci. Di tante specie e grandezze, erano pesci veri, pesci di fiume intendo; che non li freghi facilmente come i pesci rossi da stagno, ma devi essere un bravo pescatore per prenderli. Durante le ore di scuola pensavo a quando sarebbero arrivate le tre, per poter andare alla fontana. E lo stesso nel tragitto verso casa e a pranzo dalla nonna. Iniziò a non bastarmi più andarci di giorno, e così una sera decisi che avrei voluto vedere come i raggi di luna si riflettevano sul mosaico-mare e come dormivano i pesci: a pancia in giù, con gli occhi chiusi o con la bocca aperta che fa le bolle? La fontana era vicino casa e sarei stato velocissimo a tornare senza che i miei si accorgessero che quello nel letto sotto le coperte era un cuscino a cui piaceva ascoltare la musica a tutto volume!
La luna piena illuminava forte tutto il vialetto di entrata ed io camminavo piano perché avevo un po’ paura di svegliare tutti i pesci. Sentivo già il suono degli zampilli: si tuffavano ininterrottamente dentro la cavità della fontana in una danza piacevolmente ritmica. Il loro rumore ricordava quello di microscopici campanellini in cristallo purissimo e con il bagliore delicato dei raggi di luna creavano un’atmosfera extraterrena.
I miei occhi si meravigliarono ancora prima della mia testa, quando vidi quel che vidi: una sirena. Ebbene sì una sirena. Aveva dei capelli lunghissimi che fluttuavano anche fuori dall’acqua e la sua pelle era di madreperla e la lunga coda verde appoggiata sul bordo della fontana aveva squame iridescenti. La vedevo distintamente avvolta da una luminosità che non era quella lunare e camminavo a bocca aperta convinto di essere fermo immobile in un punto. Lei mi sentì, capii subito che sarebbe fuggita in qualche modo.
Nel mio avanzare cauto mi fissava pietrificata senza dire una parola. Gli occhi grandi brillavano nel buio, avevano visto di sicuro dei pesci così enormi che neppure immaginavo, e mostri mostruosi e creature ancora più strane in quelle profondità in cui erano nati. Tirò fuori una mano dall’acqua mostrandomi il palmo palmato ed io feci lo stesso, istintivamente.
Quando mi infilai sotto le coperte, dopo aver spento la musica, respiravo forte. Non riuscivo a dormire pensando cosa era successo poco prima alla fontana. Mentre sentivo l’odore del mare impregnato sulla mia mano, pensavo che se fossi stato buono, la sirena sarebbe tornata dagli abissi alla fontana magica e mi avrebbe portato con lei a vedere le meraviglie della sua casa, il mare.